pensato da FLG alle ore 08:39
venerdì, 24 febbraio 2006

Ad un anno di distanza, il popolo di Comunione e Liberazione ricorda don Giussani


ROMA/BOLOGNA, giovedì, 23 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Mercoledì, ad un anno di distanza dalla morte di don Luigi Giussani, fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione (Cl), si sono tenute celebrazioni in tutto il mondo, a ricordo del sacerdote originario di Desio, “padre e maestro di tanti giovani, ai quali ha indicato Cristo come il centro della loro esistenza”, come ha scritto Benedetto XVI al Presidente della Fraternità di Cl, don Julián Carrón.

In particolare, in occasione della festa della Cattedra di San Pietro, si sono tenute due messe di suffragio: una, nella Basilica di S. Maria Maggiore a Roma, presieduta dal Cardinale Camillo Ruini, Vescovo vicario per la diocesi di questa città; e l’altra nel Duomo di Milano, presieduta dal Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo della capitale lombarda.

Tanti erano, mercoledì sera, coloro che gremivano la Cattedrale di Milano. Tanti erano quei “figli spirituali”, a cui – come ha scritto Benedetto XVI nella lettera autografa inviata a don Carrón e letta nel corso delle due messe celebrate a Roma e a Milano – spetta il compito di “continuare a camminare sulle sue orme, seguendo il suo insegnamento e restando sempre in comunione con i Vescovi e le altre componenti ecclesiali”.
                                                             
Parlando di fronte alle ottomila persone raccolte nel Duomo della città che ha visto la nascita di Cl e la morte del suo fondatore, il Cardinale Tettamanzi ha sottolineato il ricordo ancora vivido di don Giussani e le “tracce profonde lasciate nel nostro cuore e nella nostra esperienza di vita cristiana”.

Il porporato ha poi affermato che “ogni cristiano deve essere innamorato di Cristo” sull’esempio di don Giussani, il quale fu “testimone, con tutta la passione umana e la carica di fede che lo travolgevano”, ma anche “missionario infaticabile ed educatore entusiasta di quanti ha incontrato nel suo ministero, a cominciare dai giovani”.
 ©FLG
Don Giussani, nato nel 1922 in un paesino nei pressi di Milano, entra da giovanissimo nel seminario diocesano di questa città, proseguendo gli studi e infine completandoli presso la Facoltà teologica di Vengono.

Ordinato sacerdote il 26 maggio 1945, si dedica all’insegnamento presso lo stesso seminario di Vengono, specializzandosi nello studio della teologia orientale, della teologia protestante americana e nell’approfondimento della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla Chiesa.

A metà degli anni Cinquanta chiede di poter lasciare l’insegnamento in seminario per quello nelle scuole medie superiori. Per dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico “Berchet” di Milano e inizia a svolgere una attività di studio e di pubblicistica volta a porre all’interno e all’esterno della Chiesa l’attenzione sul problema educativo.

Proprio nel 1954, dà vita poi a partire dal Liceo classico “Berchet”, a un’iniziativa di presenza cristiana chiamata Gioventù Studentesca (GS), con lo scopo di "elaborare una propria proposta culturale per la crescita dall’interno e dal basso nel mondo giovanile e studentesco”.

La sigla attuale di “Comunione e Liberazione” (www.clonline.org), compare per la prima volta nel 1969. Nel 1982 il Pontificio Consiglio per i Laici lo riconosce come Associazione di fedeli di diritto pontificio. Essa sintetizza la convinzione che l’avvenimento cristiano, vissuto nella comunione, è il fondamento dell’autentica liberazione dell’uomo.
                                                                 ©FLG
Nel corso dell’omelia il Cardinale Tettamanzi ha poi avvertito che “non c'è autentico amore a Cristo che non sia, nello stesso tempo, amore per la Chiesa”. E proprio della Chiesa, ha continuato, “per la sua varietà di doni e di carismi, la sua giovinezza perenne, la sua missione evangelizzatrice, non possiamo non essere innamorati”.

Ai Ciellini il Cardinale ha quindi detto grazie “per la testimonianza energica e coraggiosa di questa missionarietà nella società e cultura attuale, che spesso smarriscono o rifiutano la verità e i valori evangelici”.

Un “contributo originale” in grado di dare slancio al “dinamismo missionario” della Chiesa. Ma, “la missione – ha chiosato l'Arcivescovo di Milano – è via alla comunione, così come la comunione è via alla missione”.

Nel rivolgere alcune parole di saluto al porporato in chiusura della celebrazione, don Julián Carrón.
ha quindi tenuto a sottolineare che il comune desiderio dei membri di Comunione e Liberazione è di “servire con tutta la nostra esistenza la Chiesa”.

Durante l’omelia per la Messa presieduta a Roma, invece, il Cardinale Camillo Ruini ha voluto mettere in risalto la “genialità educativa”, la “capacità di riesprimere i dogmi della fede per portarli vicini all’esistenza della gente” e di “essere ‘contemporaneo’ a ogni epoca della storia” di don Giussani.
                                                          
Un “dono” nella vita di tanti, ha detto, e il cui insegnamento ed esempio sono “come un lievito che certo non ha esaurito la sua forza, ma darà, in questo tempo dopo la sua morte, frutti sempre nuovi”.

Il Cardinale Vicario di Roma ha quindi voluto ricordare la vicenda umana di don Giussani, “tutta impregnata di un amore senza esitazione al corpo mistico di Cristo”.

“Il suo indomito servizio alla Chiesa è stato poi idealmente suggellato dal suo passaggio al Cielo, avvenuto proprio il giorno della festa della cattedra di San Pietro, che oggi torniamo a celebrare”, ha aggiunto.

E così “voglio unirmi oggi – ha proseguito il Cardinale – al vostro rendimento di grazie, per il dono che don Giussani è stato nella vostra vita. L’incontro con lui vi ha portato a conoscere e ad amare la Chiesa e in molte occasioni a combattere per essa, a spendere energie, creatività e impegno perché essa possa essere una presenza amica, vicina alla vita quotidiana di ogni uomo”.
                                                                   
“Di questa passione laboriosa al servizio della Chiesa – ha affermato il porporato – ringrazio anche ciascuno di voi di cuore. Don Giussani ha testimoniato con costanza indefessa proprio questa volontà di impegno e vi ha coinvolto in essa, dando la sua vita per educare la fede di tante generazioni”.

Oggi, ha proseguito il Cardinal Ruini, “Comunione e Liberazione” ha “la responsabilità di raccogliere e di sviluppare l’eredità che il suo fondatore le ha lasciato”, ed è chiamato a “rimanere fedele a se stesso e per rinnovarsi continuamente a riattingere sempre di nuovo alla fonte dell’insegnamento e della testimonianza del suo maestro”.

“Sarà la libertà dello Spirito Santo – ha spiegato il Cardinal Ruini – a far fruttificare questo seme sparso con larghezza, secondo modalità che a noi non è dato conoscere oggi”.

“Il carisma di don Giussani, letto e vissuto nel grande alveo della tradizione della Chiesa, potrà essere fecondo di iniziative missionarie, di approfondimenti speculativi e teologici, di opere caritative”, ha proseguito.

E “la testimonianza aperta e coraggiosa della nostra fede di fronte ai nostri fratelli uomini e donne del nostro tempo, spesso disorientati e confusi ma anche colmi di attese” potrà essere “il frutto e il coronamento dell’esperienza di amicizia in Gesù Cristo che ci ha legato ai nostri padri”, ha infine concluso.

                                                         

Come figlia spirituale del Gius, sono contenta che finalmente adesso sia apprezzato per quello che era!!!
FLG
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categoria : il mio cuore, la mia chiesa

pensato da FLG alle ore 07:56
lunedì, 20 febbraio 2006

MADRID, domenica, 19 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Il sacerdote, teologo, filosofo e scrittore José Pedro Manglano ha rilasciato un’intervista a ZENIT, nella quale afferma che “solo il cattolicesimo contempla la realtà della colpa” e che “solo Gesù Cristo insegna che Dio vuole sanare il cuore dell’uomo”.
Manglano ha scritto un libro - “El libro de la confesión. El enigma de la culpa” - sulla confessione, indirizzato “ad ogni persona che abbia provato il senso di colpa”.

Dio è misericordia: ci perdona sempre?

Manglano: Sempre, sempre. Anche se ci rivolgiamo a Lui perché non ci resta altro da fare; anche se lo abbiamo respinto mille volte e facciamo ricorso a Lui perché tutto il resto è fallito... Lui ci perdona sempre. Non esiste essere umano che possa capirlo, ma questo è il centro del mistero cristiano: l’amore di Dio; non solo un Dio che ama, ma un Dio che è amore. A Lui non importa essere seconda scelta, e neanche terza.

Le filosofie moderne ci hanno abituato a considerarci massa, individui anonimi che aggregati formano un gruppo che li identifica: ci insegnano che non siamo più che un’associazione di individui.

Per comprendere la confessione occorre spazzare via questa forma di intendersi. Non è vero che sono un granello di sabbia caduto senza motivo nel deserto dell’esistenza; sono una persona. È così: una persona, un tu, qualcuno voluto da qualcun altro. Sono il tu di Dio.

Una libertà estranea alla mia ha voluto aver bisogno di me. Per questo Lui mi cerca sempre, perché mi appartiene; e quando commetto errori, quando il male mi sovrasta, lui sempre desidera che io mi rialzi e ritorni.

Questa non è un’ipotesi elaborata per consolarci. San Paolo ci ha detto: Dio è più grande della nostra colpa, il buono supera il male, o - con le parole di Giovanni Paolo II - l’agnello è più forte del drago. Solo quando lo vedremo faccia a faccia saremo capaci di intravedere uno spiraglio di ciò che significa che Dio “è” misericordia, che “è” amore.

Tratto da ZENIT
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categoria : il mio dio, la mia chiesa

pensato da FLG alle ore 02:50
lunedì, 13 febbraio 2006

Giornata Mondiale del Malato

Cristo è il vero ‘medico’ dell’umanità, che il Padre celeste ha mandato nel mondo per guarire l’uomo, segnato nel corpo e nello spirito dal peccato e dalle sue conseguenze. Quel gesto di Gesù, che stende la mano e tocca il corpo piagato della persona che lo invoca, manifesta perfettamente la volontà di Dio di risanare la sua creatura decaduta, restituendole la vita ‘in abbondanza’, la vita eterna, piena, felice. Cristo è ‘la mano’ di Dio tesa all’umanità, perché possa uscire dalle sabbie mobili della malattia e della morte, rialzarsi in piedi sulla salda roccia dell’amore divino”.

Papa Benedetto XVI
Domenica, 12 febbraio 2006

Dio non vuole che l'uomo soffra.
Se a noi sembra così, è soltanto perchè non sappiamo guardare con uno sguardo nuovo.
Non è stato detto: "Vi guarirò da ogni male" ma è stato detto: "Vi guarirò da ogni male e avrete la gioia e l'avrete in abbondanza".
La guarigione, di per sè, è ancora molto poco rispetto a ciò che Dio può donarci.
Ciò che Gesù ha redento è qualcosa di noi che va al di là perfino della morte.
Com'è possibile, quindi, ridursi a chiedere solo miracoli per il corpo!?
Cosa donava Gesù alla gente che chiedeva miracoli?

Non soltanto gambe nuove ma 'ali' e voglia di camminare.
Non soltanto occhi sani ma occhi nuovi che vedono oltre.
Non soltanto cuore funzionante ma nuovo, giovane e felice.
Non soltanto un fegato ripulito ma fegato "da vendere" nell'affrontare la vita.
Non soltanto un ventre fertile ma una maternità effettiva verso tutti.
Non soltanto un bel corpo ma un corpo immortale.

...non solo acqua in vino ma addirittura migliore!!

E tu, che miracolo chiedi?

Io l'ho già ricevuto e non oso chiedere altro di più.
FLG

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categoria : il mio dio, il mio pensiero

pensato da FLG alle ore 07:13
sabato, 11 febbraio 2006

Gesù Cristo, che è la pienezza della verità, attira a sé il cuore di ogni uomo, lo dilata e lo colma di gioia.
Solo la verità è infatti capace di invadere la mente e di farla gioire compiutamente.
E’ questa gioia che allarga le dimensioni dell'animo umano, risollevandolo dalle angustie dell'egoismo e rendendolo capace di amore autentico”.
“E’ l'esperienza di questa gioia che commuove, che attira l'uomo ad una libera adorazione, non ad un prostrarsi servile, ma ad inchinare il cuore di fronte alla Verità che ha incontrato”.
“Perciò il servizio alla fede (...) è anche un servizio alla gioia ed è questa gioia che Cristo vuole diffondere nel mondo: è la gioia della fede in Lui”.
“E’ questa gioia che il cuore sperimenta quando ci inginocchiamo per adorare nella fede Gesù!”.

Papa Benedetto XVI

Che grande gioia ho nel cuore sentendo le parole del Papa che esprimono così bene la stravolgente realtà della fede in Cristo: NON SCHIAVI MA LIBERI E GIOIOSI!!!
Provare x credere o credere x provare? 

FLG



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categoria : il mio dio, il mio cuore, la mia chiesa

pensato da FLG alle ore 03:09
lunedì, 06 febbraio 2006

Mercoledì 18 gennaio con 468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle tra uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le Nazioni che si oppongano al riconoscimento delle coppie gay.

La domanda deve essere sempre questa => "A chi giova?"

La Chiesa si vede oggi costretta più a combattere per difendere realtà umane che il suo credo.
La furbizia di chi è interessato a destabilizzare la società moderna, sta nello screditare la Chiesa più che non Gesù Cristo...perché?
Perchè la Chiesa dovrebbe tacere su affari che riguardano la coscienza sociale, dicono gli interessati. E perchè mai? E c'entrano i partiti, per caso? Loro sono più puliti, più disinteressati?
Apriamo gli occhi...nessuno fa niente per niente!
Se la Chiesa parla così, cosa ne ricava?
Più fedeli = più dipendenza = più manipolazione = più soldi?
Poniamo la Chiesa sullo stesso piano con le forze politiche predominati, e cosa ne ricaviamo?
Tutti agiscono nel proprio interesse?
E se fosse vero, questo non ci fa pensare - almeno per un secondo - che nemmeno i movimenti politici laici siano onesti, quando parlano?!?!
Dicono che così la Chiesa tiene le menti soggiogate.
Loro invece vogliono lasciarle libere? La Chiesa no ma loro sì che sono onesti?

* I gay sono USATI dai politici mentre credono di essere finalmente capiti e rispettati. (Tanto è vero che molti gay dichiarano che non hanno certo bisogno delle leggi, per vivere in coppia e con tutto quello che ne consegue!)
* Coppie gay => meno figli => più denaro circolante => più profitto
* Coppia etero => nucleo famigliare => nucleo sociale numeroso => meno denaro circolante => meno profitto
* Coppia omo => nucleo semplice => nucleo fragile => insicurezza => dipendenza => facile governabilità
*Coppia etero => nucleo famigliare compatto => sicurezza => indipendenza => difficile governabilità
* Coppia etero => coppia scomoda
* Coppia omo o senza figli => coppia facile

L'IDEOLOGIA DOMINANTE NON E' propriamente CONTRO LA VITA MA SI MUOVE COSI' PER UN PROFITTO ECONOMICO MAGGIORE!!!
           A P R I A M O    G L I    O C C H I

FLG

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categoria : il mio mondo, la mia chiesa

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