pensato da FLG alle ore 17:10
venerdì, 29 luglio 2005

NOTA DELLA SALA STAMPA SULL'ARTICOLO DEL JERUSALEM POST


CITTA' DEL VATICANO, 29 LUG. 2005 (VIS).- La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato, nel tardo pomeriggio di ieri 28 luglio, una nota riguardo alla dichiarazione che il Sig. Barkan, funzionario del Ministero degli Esteri d'Israele, ha rilasciato al periodico Jerusalem Post, del 26 luglio.

 

1. "L'insostenibilità della pretestuosa accusa rivolta al Papa Benedetto XVI per non aver menzionato anche l'attacco terroristico di Netanya del 12 luglio dopo la preghiera dell'Angelus di domenica 24 luglio, non può non essere apparsa evidente a chi l'ha sollevata. Forse anche per questo si è cercato di sostenerla, spostando l'attenzione su asseriti silenzi di Giovanni Paolo II circa gli attentati degli anni passati contro Israele, inventando anche che, al riguardo, il Governo d'Israele sarebbe in passato intervenuto ripetutamente presso la Santa Sede, e richiedendo che con il nuovo Pontificato la Santa Sede cambi atteggiamento."

 

2. "In merito si fa presente che:

 

a. Gli interventi di Giovanni Paolo II contro ogni forma di terrorismo e contro singoli atti di terrorismo nei confronti di Israele sono stati numerosi e pubblici, come appare dall'unita Nota.

 

b. Non sempre ad ogni attentato contro Israele è stato possibile far seguire subito una pubblica dichiarazione di condanna, e ciò per diversi motivi, tra l'altro per il fatto che gli attentati contro Israele talora erano seguiti da immediate reazioni israeliane non sempre compatibili con le norme del diritto internazionale. Sarebbe stato pertanto impossibile condannare i primi e passare sotto silenzio le seconde.

 

c. Così come il Governo israeliano comprensibilmente non si lascia dettare da altri ciò che esso deve dire, nemmeno la Santa Sede può accettare di ricevere insegnamenti e direttive da alcun'altra autorità circa l'orientamento ed i contenuti delle proprie dichiarazioni".

 

  Unita alla nota, è stata pubblicato anche un allegato nel quale sono stati ricordati alcuni interventi del Papa Giovanni Paolo II tra il 1979 e un mese e mezzo prima della Sua morte, nel febbraio 2005, nei quali ha condannato la violenza contro la popolazione civile a favore del diritto dello Stato d'Israele a vivere nella sicurezza e nella pace.

 

  "Desta penosa sorpresa -si legge alla fine del testo- che possa essere passato inosservato il fatto che, nei trascorsi 26 anni, la voce del Papa Giovanni Paolo II si sia levata tante volte con forza e passione nella drammatica situazione della Terra Santa, a condanna di ogni atto terroristico e ad invito a sentimenti di umanità e di pace. Le affermazioni contrarie alla verità storica possono giovare solo a chi intende fomentare animosità e contrasti, e certo non servono a migliorare la situazione."


 
[Dal 
Vatican Information Service   OP/ISRAELE:ATTENTATI/BARKAN  -  050729 (430) ]       


CLAP CLAP CLAP !!!!!!   
FLG
                             

 
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categoria : il mio mondo

pensato da FLG alle ore 16:13
mercoledì, 27 luglio 2005

                                Grazie!!!


Per l'occasione, un piccolo regalino per i miei amici che non mi hanno mai vista di persona:

                                                              

Ok ok ok ...è un po' datata... ma mi piace tanto!
FLG
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categoria :

pensato da FLG alle ore 19:21
martedì, 19 luglio 2005

Delizia mia, Signore del creato e Dio mio, fino a quando dovrò aspettare per vedervi di presenza?
Che rimedio offrite a chi quaggiú ne ha cosí poco per avere un po' di sollievo fuor di Voi?
Oh, vita lunga! Vita amara!
Vita che non si vive! Oh, desolata solitudine che non ha rimedio!
Quando, dunque, Signore? Quando? Quando?
Che farò io; mio Bene, che farò?
Desidererò forse di non piú desiderarvi? Ah, mio Dio e creator mio!
Voi ferite e non date il rimedio; piagate e le piaghe non si vedono; uccidete per lasciare piú vivi!
In una parola, Signore, fate quello che vi piace, dimostrandovi onnipotente.
E insieme volete, o mio Dio, che un verme cosí spregevole provi in sé stesso tanti contrari sentimenti!
Sia cosí, Signore, perché Voi lo volete. Io non voglio altro che amarvi.

SANTA TERESA D'AVILA-FLG

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categoria : il mio dio, il mio pensiero, il mio cuore

pensato da FLG alle ore 20:55
sabato, 16 luglio 2005

[..............]Queste semplici illusioni ottiche, dimostrano come il nostro cervello lavori da sé, in modo autonomo e – talvolta - ingannevolmente.
E' una intuitiva dimostrazione che spesso usavo con i miei alunni per dimostrare loro che – allo stesso modo - le idee preconcette, le percezioni personali, le impressioni non razionalizzate ma lasciate nella mente senza una nostra personale critica, impediscono e storpiano la reale percezione delle cose, dei pensieri e dei concetti che sono alla base dei nostri ragionamenti: dai più semplici ai più complessi e vitali.
Cosa c'entra la fede con questo?
Se si riflette su ciò, ci si convince più facilmente di quanto ci fissiamo sui nostri prerequisiti [idee e conoscenze assunte in precedenza] e con fatica accettiamo le novità, le idee diverse, le opinioni degli altri, le testimonianze, ecc.
E - in ultima analisi – perfino la metodologia di Dio, che ci vuole incontrare NON come ci aspettiamo d'incontrarlo o di “vederlo” noi, MA come vuole Lui, sapendoci veramente stupire!
FLG

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categoria : il mio dio

pensato da FLG alle ore 01:05
giovedì, 14 luglio 2005

L'”io” interiore è certamente il santuario della nostra solitudine più personale e individuale, e tuttavia, paradossalmente, proprio ciò che è solitario e personale in noi è unito al “tu” che ci sta innanzi.
Non saremo capaci di unione reciproca al livello più profondo, finché l'io interiore in ciascuno di noi non sarà sufficientemente risvegliato per potersi confrontare con lo spirito dell'intimo dell'altro.
Questo riconoscimento reciproco è amore “nello Spirito” e, in realtà, è realizzato dallo Spirito Santo. Secondo San Paolo, l'io intimo di ciascuno di noi è il nostro spirito o, in altre parole, lo spirito di Cristo, vale a dire il Cristo stesso che abita in noi: “Per me vivere è Cristo”.
E riconoscendo, sul piano spirituale, il Cristo nei nostri fratelli, noi diventiamo “una sola cosa in Cristo” attraverso il “vincolo dello Spirito”. Secondo la misteriosa espressione di Agostino, noi diventiamo allora “un solo Cristo che ama se stesso”.

Da: "La contemplazione cristiana" di Thomas Merton

Per cui all'amore fraterno si arriva solo e soltanto permettendo a Cristo di entrare in noi.
Ma non è un amore "per conto di Cristo" o "da parte di Dio"; non faccio semplicemente da tramite o da semiconduttore, ma partecipo io stesso ad un reale cambiamento del mio cuore che finalmente ama senza fatica e vive una gioia inattaccabile perchè Cristo mi rende capace di amare del suo stesso amore, che è anche della stessa sostanza anche se non della medesima grandezza di cui solo Lui è capace.
In questo modo non temerò nulla, neppure il mio limite.
Chi pensa - invece - di percorrere la strada inversa: devo amare i fratelli, mi sforzo, forse ce la faccio, dai...non vive l'amore fraterno di Cristo ma una forzatura che porta - prima o poi - solo al rancore.
FLG

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categoria : il mio pensiero

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