Dal “Mattutino” di G.Ravasi del 20 maggio 2005
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Non abbiamo voglia di vincere, ma abbiamo paura di perdere. Quindi ci accontentiamo di pareggiare. Non sempre, non tutti: ma quando accade è un peccato. Beppe Severgnini è un giornalista e scrittore che conosco e apprezzo da tempo e che è seguito da una folla di lettori. Mi affido a lui oggi per una riflessione che forse s'adatta un po' a tutti. La tentazione di "pareggiare", evitando l'impegno della vittoria e il peso della sconfitta, è la più sottile ma anche la più seguita. Si è, infatti, convinti di stare nel mezzo, di raggiungere un equilibrio di buon senso. In realtà è quel peccato che l'antica tradizione morale chiamava di "omissione". Lo diceva in modo paradossale Pasolini nella sua poesia A un Papa: «Peccare non significa fare il male:/ non fare il bene, questo significa peccare». Gianfranco Ravasi
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Un nonno con il suo nipotino andavano al mercato per vendere un asino.
La gente che li vedeva passare commentava:
"Ma guarda che stupidi! Hanno un asino e vanno a piedi."
Sentendo la critica il nonno salì sull'asino.
La gente che li vedeva passare commentava:
"Ma guarda quel vecchio! Lui va sull'asino e il bambino a piedi."
Sentendo la critica il nonno scese dall'asino
e fece salire il bambino.
La gente che li vedeva passare commentava:
"Ma guarda quel povero vecchio! Lui a piedi e il bambino sull'asino."
Sentendo la critica il nonno salì anche lui sull'asino.
La gente che li vedeva passare commentava:
"Ma guarda che crudeltà! Un povero asinello così carico!".
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Capitò anche a Gesù: "È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite:
"Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!" ( Luca 7,34)
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Morale:
Siccome la gente avrà sempre da ridire su ciò che fai,
ti conviene agire come credi e basta.
FLG
